QUESTA MIA TRANQUILLITA’ MI METTE IN AGITAZIONE

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Confesso: non sono mai stato così apparentemente calmo come in questi giorni.
Chi mi conosce e intercetta, soprattutto nei turni in libreria a Pitigliano (un porto di mare, il ventre della balena, come qualcuno l’ha definita), può testimoniarlo. Ma dentro mi ritrovo come solo Daniele Boccardi seppe descrivere in un suo aforisma: “Questa mia tranquillità mi mette in agitazione”.

Nelle notti quasi insonni ripasso le vite editoriali precedenti, in fotogrammi minuziosi, accompagnati da voci e suoni, e alterno ai fotogrammi di pagine di giornali e di schermate di questi stessi giorni, per farmi, alla fine delle carrellate, la stessa domanda: ma faccio bene a lanciare il guanto di sfida a questo cazzo di regime che, ritengo, non è solo editoriale, ben rappresentato dalla faccia mostruosa e tirata artificialmente di Marina Rifatta Berlusconi? Faccio bene ad abbandonare ogni remora, ché con questo regime non si dialoga ma si lotta a viso scoperto, nudi e trasparenti, come cerco di raccontarmi in rete e come mi rappresenta la casa dove vivo che non ha chiavi alle porte?

Allora, quasi sistematicamente, torno ancora indietro, molto indietro, a mio fratellone Pannella, a quando con lui e qualcun altro nel pieno degli anni ’60 andavamo a rompere i coglioni nelle sezioni del Partito Comunista, quando parlavano Amendola o Ingrao che, stringendo i denti, ci davano la parola. “Compagni cari” scandiva Marco col suo vocione potente “Col nemico non si dialoga, si lotta”.

Penso a lui, di tempo a disposizione ne ho tanto sebbene non ne sprechi un solo grammo, e per qualche minuto o un’ora mi riaddormento, in pace con me stesso e in lotta col mondo editoriale.

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