RODOLFO LAVANDINO ALLE OLIMPIADI DI RIO

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Mi capitò di vedere per caso, su Facebook, la sfilata degli atleti italiani all’inaugurazione delle Olimpiadi di Rio con in testa Forfora Pellegrini, la nuotatrice meglio nota di questi tempi per la martellante pubblicità di uno shampoo antiforfora, ma questa è un’altra storia come le sue sconfitte nelle vasche di Rio.
Mi colpì l’enorme numero 7 che riempiva tutto il davanti delle tute degli atleti. “Ma che minchia vuol dire?” mi chiesi. Poi rimossi, smettendo anche di seguire i giochi che mi puzzano come il pesce dopo tre giorni: marcio.
Finché oggi, sul Fatto Quotidiano, scopro l’arcano e m’incazzo come un serpente velenoso all’apparire di un rappresentante del genere umano: quel 7 è una linea di abbigliamento di Armani. Ripeto: una linea di abbigliamento di quel morto vivente di Armani che adesso, per le sue stesse condizioni, s’è venduto il marchio non so a chi.
Allora il vero vincitore è lui, nella specialità del consumismo. E, con Armani, c’è l’artefice di tutta la messa in scena: quel Giovanni Malagò che tanto si atteggia a Rodolfo Valentino de noantri, ma che nella sostanza è piuttosto Rodolfo Lavandino per tutto l’indigesto che riesce a digerire, figuriamoci adesso che è presidente del CONI, cioè colui che ha organizzato il carnevale della delegazione di atleti italiani a Rio.
E’ lo stesso bischero che in occasione dei mondiali di nuoto fece ridere mezzo mondo, in concorso con altri ma soprattutto con il Commissario speciale Bertolaso: a causa delle piscine fuori misura, di quelle incompiute come quella costosissima di Tor Vergata e per le mignotte a disposizione del commissario nel suo centro sportivo, edificato in un ansa del Tevere soggetto ad inondazione.
Ancor più di allora sta facendo ridere, stavolta tutto il mondo, per quel grottesco 7 sulle tute degli atleti italiani, in barba ad ogni millantata purezza della Olimpiade, e a favore di giacche, pantaloni e mutande Armani che costano più di un Rolex.
Paese di merda, questa volta grazie a Rodolfo Lavandino Malagò.

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