PARLIAMO DEL SALONE DEL LIBRO DI TORINO: COSA SI MANGIA STASERA? (Grazie Totò per l’ispirazione!)

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Comincio da chi ebbe l’idea della Fiera del libro a Torino: Guido Accornero, capitano d’industria e collezionista d’arte che così la chiamò. Idea talmente straordinaria che fece esclamare all’immenso poeta Joseph Brodskij: “Un’idea luminosa con un pizzico di follia”. La follia, aggiungo io, di invitare in uno spoglio padiglione in disarmo non soltanto i grossi – già allora – editori di regime, ma soprattutto i cosiddetti piccoli, depositari di qualità, visionarietà e progetti, tutte doti che difettavano ai “grossi”.
Non fu per caso che il primo boom dei libri Millelire di Stampa Alternativa fu proprio in quell’ambito: amore a prima vista.

Poi Accornero si montò la testa e, ubriaco di successo, portò baracca e burattini nell’immenso inquietante padiglione del Lingotto, orfano dell’industria automobilistica nazionale, spegnendone i valori fondanti: più spazio ai santuari editoriali dei grossi, costi lievitati per i piccoli, apparato pesante di controllo dei biglietti, eventi megagalattici e, presumo, costosi. Un certo anno ne combinò tante e tali che fu costretto a consegnare lo scettro ai politici locali.

Lui me lo ritrovai anni dopo, a Pitigliano alle prese con un arraffazzonato e improbabile Parco Artistico nell’anello delle grotte che circondano il paese. Ma questa è un’altra storia, di fallimento.

La cricca dei politici, provinciali, regionali e cittadini, con tutta la corte di nani e ballerine compagni di tavola e letto, trasformò la Fiera in Fondazione ma, soprattutto, la fece diventare kermesse consumistica e caciarona, dalle migliaia di scolaresche appositamente convogliate per far numero, senza più nemmeno un residuo qualitativo.
La corte non ci ha messo molto tempo a farsi beccare con le mani nel sacco per le ruberie ed ecco perché succede il colpo di scena odierno.
Il giorno dell’arresto dell’ex capobastone Picchioni, da Milano un coro potente di trombe e trombette fa sapere di voler portare il Salone nella città meneghina. E chi c’è a dirigere la sguaiata orchestra? Ma tal Federico Motta, un tipo così, che assomiglia (almeno fisicamente) a Superciuck, mitico personaggio del fumetto di Alan Ford, attuale presidente dalla Associazione Italiana Editori, meglio nota alle cronache per i lamenti e i pianti per la diminuzione costante dei lettori in Italia, naturalmente senza mai chiedersene il perché (altrimenti l’AIE si estinguerebbe da sola).

A freddo, smorzati gli echi di trombe e trombette, mi son chiesto: ma chi glielo fa fare di prendersi questa bella rogna? Al sesto minuto di riflessione, riconfermo la mia illuminazione: ma a Milano, oltre alla sede dellAIE, c’è Mondazzoli, l’Editore Unico Nazionale di regime che, evidentemente, vuole celebrare i suoi fasti vieppiù, rinfrescando con ridondanza e vuoto di contenuti il baraccone depresso e inquisito torinese.
Motivo in più per me non solo di disertarlo, come ho già fatto con quello torinese, ma per dar corpo al sogno ad occhi aperti di una vera fiera, alla maniera di Brodskij, povera ma libera, provocante, festosa, rivoluzionaria.

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