STREGATO DALLO STREGA

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Ogni premio letterario è, da un certo punto di vista, una sciocchezza (…), ogni premio letterario, non importa quali siano le sue regole, è un’insensatezza”
Giuseppe Pontiggia

Antonio Moresco, scrittore di lungo corso, s’è imbufalito perchè la sua ultima opera “L’li articoli addio”, per “I tipi di Giunti”, è stata esclusa dalla cinquina, tutta romana, che concorrerà al più ambito premio letterario italiano, che si richiama ad un liquore vomitevole, almeno per me.
Moresco ben sapeva che il gioco (leggi Premio) era truccato, tant’è che non molto tempo fa, in proposito, aveva scritto: “Quando il gioco è truccato, l’unica è non giocare. O fare un gioco diveso”. Però s’è incazzato lo stesso e sentenzia: “Il mondo culturale italiano è mosso da interessi e deliri di piccolo potere”:
Io sono per rivoltare la frittata dello Strega dalla parte della verità, perchè mi fanno orrore l’uno e l’altro, Moresco e il Premio. Tanto che mi viene da dire: il delirio di piccolo potere è proprio di Moresco, della sua ambizione di entrare in un Premio truccato, significativo di uno spregevole mondo culturale.
E il delirio è ancor più suo dato che si affida, per la promozione della sua opera, a due mezze calzette: Daria Bignardi e Tiziano Scarpa, scrittori del nulla buoni soltanto a comparsate televisive. Soprattutto si affida ad una casa editrice, grande una volta e oggi soltanto grossa, ben rappresentata non tanto dai suoi libri quanto piuttosto dalle sue librerie “Giunti al punto”, aperte nei grossi centri commerciali: spazi funerari per il libro, buone solo a dissuadere i lettori.
E non faccia Moresco quella faccia così, che ogni volta che appare sugli articoli che lo riguardano c’è da farsi venire un coccolone, anche se non è proprio colpa sua. Piuttosto gli conviene giocare quel “gioco diverso” di cui parla, magari per appendere la penna al chiodo ora che nemmeno lo Strega lo vuole.
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