C’ERA UNA VOLTA L’ORDINE DEI GIORNALISTI

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Come nelle favole, ché quella che racconto è in corso, c’era una volta l’Ordine dei Giornalisti, deputato per legge a fare un po’ ciò che si fa per ogni branco di pecore, come il pastore maremmano qui di fianco al bosco dove vivo: vigilare sugli elenchi degli iscritti giornalisti e pubblicisti per le quote annue e soprattutto, più di recente, sulle quote di partecipazione ai corsi annuali di aggiornamento (come se i patentati giornalisti e pubblicisti non sapessero aggiornarsi per conto loro).
Ordine e disciplina appunto, con un sano odore che risale agli Ordini di marca littoria.
Un bel giorno, stanchi di staccar ricevute, controllare quote e relativi bollini da applicare alle tessere e fors’anche di elargire medaglie di varia caratura a chi, della corporazione, compie 20 o 30 o 40 anni da obbediente, hanno pensato bene di occuparsi di libertà e diritti civili prima che l’Italia precipiti all’ultimo posto al mondo, adesso al 77esimo per libertà di informazione, dopo il Botwama.
E allora che fanno? Individuano nel sottoscritto una sorta di capo espiatorio, insomma la pecora nera, per il linguaggio usato nel proporre la mitica press-card, la tessera di fotogiornalista di Stampa Alternativa.
Ed ecco la giusta punizione, decretata all’unisono: due mesi di sospensione e il fascicolo processuale comunicato al Tribunale.
Valter Vecellio domenica scorsa, durante l’intervista a Radio Radicale, ha sostenuto trattarsi di una stupidaggine da parte dell’Ordine, invece io penso a un preciso piano per aumentare la nebbia che circonda il loro palazzo romano.
In ogni caso si son sbagliati perchè io, respingendo l’impulso di gettare la tessera da pubblicista -che ho da 50 anni- nel cesso, sulla spinta popolare, per prima quella di Valter stesso, nell’Ordine ci resto, quanto meno per ottenere che scompaia ogni banco di nebbia che lo circonda.
Ecco una delle battaglie che conduco da ben oltre 50 anni, per i diritti civili: ben ispirato e istruito da Marco Pannella.
L’appello (nel post qui di seguito) è una tappa, da sposare, sottoscrivendolo,

 

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