Memoria difensiva di Marcello Baraghini

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CINQUANT’ANNI DI STORIA

 

“La parola contraria è prima di tutto un dovere”
Franco Basaglia

1963, ancora minorenne mi emancipo dalla famiglia e condivido il Partito Radicale. Marco Pannella mi incarica di organizzare il primo congresso nazionale che si svolge a Bologna.

1964, sono tra i fondatori della LID (Lega Italiana per il Divorzio) e collaboro, senza compenso, a “Battaglia Divorzista” diretto da Gabriella Parca. La stessa collaborazione vale per il quotidiano ciclostilato diretto da Marco Pannella, foriero delle prime campagne di controinformazione per i diritti civili. La collaborazione, gratuita, si estende per molti anni.

1967, l’Ordine dei Giornalisti di Roma mi “consacra” pubblicista, a fronte della documentazione e delle attestazioni di Pannella e Parca.
Da quel momento e soprattutto per i successivi 10 anni prendo in carico, come direttore responsabile, oltre 250 pubblicazioni cosiddette underground, per permettere loro di venire alla luce, a condizione che per ognuna di loro esista il direttore editoriale, intendendo in questo modo contribuire, alla mia maniera, alla libertà di espressione garantita dalla Costituzione e disattesa dalle leggi vigenti.

1970, anno topico. Luigi Pintor mi chiede di aiutare il neonato quotidiano “il Manifesto” a disincagliarsi dai problemi di tipografia e lo faccio a fianco di Trevisani, il grafico, con successo.
Nel mentre Enzo Forcella, Sandro Curzi e Andrea Barbato mi chiedono di occuparmi, gratuitamente, della neonata Associazione Movimento Giornalisti Democratici. Accetto, facendone parte, e l’anno dopo, a seguito di un forte impegno anche personale, Ceschia diviene segretario e, anzi –se non ricordo male- Presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana.
Nello stesso anno fondo, assieme a pochi altri, Stampa Alternativa come Agenzia di CONTROINFORMAZIONE E SERVIZI, registrando la testata e collaborando con svariate realtà e iniziative in tutta Italia.

1975, a fronte di una intensa attività, a iniziative, campagne ed opuscoli e piccoli libri di controinformazione che si avvalgono tra gli altri, della collaborazione di Pio Baldelli e Marco Ligini, mi piomba la prima condanna, a Roma, per “apologia” all’obiezione di coscienza, a 13 mesi, confermata dalla Cassazione. Colpevole per aver diffuso, io militesente, dinanzi al Distretto militare dove avvenivano le visite di leva, un volantino di spiegazione dell’OdC.
Altre imputazioni, sempre per reati di opinione, in varie parti d’Italia, tengono impegnati 4 avvocati (De Cataldo, Virga, Contestabile e Di Giovanni) che si trovano a dover gestire 126 procedimenti, senza nulla chiedere, nemmeno le spese vive. All’origine ci stanno le direzioni responsabili e i nostri opuscoli e volantini.

Poco dopo, siamo nel 1976, arriva, in primo grado, la seconda condanna, questa volta per “apologia” dell’aborto, a causa di poche righe nel libro di Stampa Alternativa “Contro la famiglia” dove si indicava a ragazze minorenni con problemi di gravidanza e di aborto di chiamare un numero telefonico a Londra dove ottenere gratuitamente assistenza psicologica e scientifica gratuita. La condanna a 18 mesi senza però “i benefici” provoca automaticamente il mandato di carcerazione. Decido di non costituirmi e lo dichiaro in una conferenza stampa nella sede nazionale della FNSI di Corso Vittorio. La latitanza che dura più di un anno viene interrotta dall’amnistia che la cancella e altrettanto fa per tutti gli altri procedimenti. Di lì a non molti anni si affermano, attraverso le leggi dello Stato, servizio civile e aborto.

1983, rifondo Stampa Alternativa registrando, come direttore responsabile e proprietario, la testata periodica, aggiungendo alle tradizionali attività di controinformazione e per i diritti civili, anche quella di editore letterario: narrativa e saggistica, oltre ad inchieste e libri bianchi.
Nasce la prima collana letteraria: Fiabesca alla quale seguiranno, nel corso degli anni, oltre 27 collane editoriali, come ben documenta il catalogo generale allegato. La povertà di risorse economiche, perdurante fino ai giorni attuali, mi spinge a richiedere, con tutte le modalità possibili, collaborazioni volontarie e, sulla spinta di svariate persone che accolsero l’invito, a pensare ad una sorta di tesserino di riconoscimento alla “testata”.

Ecco come si fece strada la press-card, oggetto di questo procedimento.

La tessera consentì, e continua a farlo, contatti, partecipazione ed eventi di svariato tipo, in grado di confluire in progetti editoriali, cioè in libri, altrimenti irrealizzabili non disponendo di una struttura di professionisti. Non è azzardato dire che più della metà dei volumi riportati nel succitato catalogo generale, son frutto di questa pratica di collaborazione volontaria, appassionata e competente riguardante quasi il cento per cento dei piccoli libri “Millelire” di Stampa Alternativa, definiti di rivoluzione del mercato dalla piccola Enciclopedia Garzanti del 1993. Al di là del linguaggio usato per promuovere la press-card, opinabile secondo i punti di vista, e forse frutto di enfasi, ritengo che essa vada considerata nel quadro più ampio di una attività lunga più di 50 anni, per i diritti civili e le libertà democratiche, di cui sono fiero.

 

                                   Marcello Baraghini

30 gennaio 2016

MEMORIA DIFENSIVA

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