GIAP NEL CUORE

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Il presidente Obama tra poco si metterà a coltivare cavoli e melanzane nel suo orto di casa e, nel mentre, è andato ad Hanoi per cercare di rimarginare una volta per tutte le ferite ancora aperte della sconfitta in Vietnam, subita dall’ “invincibile” esercito di mare, di terra e di aria.
Che ci sia riuscito o meno, magari promettendo mari e monti, m’importa poco o niente tanto la sconfitta c’è stata ed è scritta, indelebile, a lettere cubitali su tutti i libri di storia.
Vorrei andarci anche io ad Hanoi, se non fosse che costa troppo. Ci andrei motivato diversamente, per un tributo da rendere sulla tomba del mio eroe, a cui mi ispiro e che richiamo ogni volta che posso: il generale Giáp, Võ Nguyên Giáp, comandante di quel piccolo, generoso, agguerrito, motivato esercito a cui si deve la sconfitta dei giganti yankee.
Vorrei portargli sulla tomba un mazzo di fiori e dichiarargli che l’attuale mia guerriglia per una rivoluzione permanente editoriale e sociale, che non mi fa dormire la notte per quanto la desidero e la preparo, è ispirata a lui, che i tunnel che sto scavando sotto il culo dei poteri editoriali -e non solo- assomigliano tanto a quelli che i suoi piccoli soldati costruiviano sotto il culo degli invincibili per deperirli, tunnel dop tunnel, fino a costringerli come ultimo atto a scappare, i pochi rimasti, dal tetto dell’ambasciata americana ad Hanoi per salire sull’elicottero e tornarsene a casa umiliati.
Sogno (ad occhi aperti) che una scena simile succeda nel mausoleo editoriale di Segrate di Marina Rifatta Berlusconi.

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