VEDI MUGHINI E POI VOMITI

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Ho incontrato Mughini sull’autobus e m’è parso, dopo lunga osservazione senza che lui se n’accorgesse, una vecchia formichina piuttosto malandata.
Poi l’ho visto per qualche minuto sullo schermo, in uno del molteplici talk ai quali lui quotidianamente partecipa e m’è apparso completamente trasformato, piuttosto un uccello rapace, scomposto e gracchiante, vestito da spaventapasseri, pronto a gettarsi su ognuno degli altri partecipanti per aggredire e basta, poichè le sue poche parole urlate non stavano a significare nulla di nulla.
E pensare che io l’avevo conosciuto e ben osservato in pieno ’68, nelle stanze dell’Astrolabio di Ferruccio Parri, dove ero correttore prima e poi, per volontà del Senatore, direttore responsabile. Gianpiero che a Palermo aveva fondato e dirigeva una bella rivista di movimento, “Giovane Critica”, seconda solo a Quaderni Piacentini, si era talmente distinto per le corrispondenza dalla sua città che fu chiamato dal direttore editoriale Mario Signorino per una collaborazione più stretta. E chi mi trovai di fronte? Un ossuto giovanotto, capelli neri corvini e lunghi, vestito di nero e con grandi occhiali scuri incorniciati bianco smagliante, ma soprattutto silenzioso, quasi muto, non ho ancora capito se per timidezza o scena.
<<Come si cambia -canta Fiorella Mannoia, che adoro- per non morire>>.
Giampiero Mughini, oggi guitto di regime, mercenario della tele-rissa, zerbino, servo, un tempo giovane critico silenzioso.

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