DI MAIO IN PEGGIO

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Continuo ad apprezzare e anche ad amare -di pancia- Beppe Grillo, perchè ciò che vomita così a gran voce, scompostamente, lo vorrei espellere anch’io con le stesse modalità e ancor più, comprese le minchiate che fanno parte delle sue come delle mie miserie.
Sempre ad ascoltare la mia pancia, mi ha invece dato fastidio, alle soglie della ripulsa, Gian Roberto Casaleggio. Quel Casaleggio sovrastato da una nuvola scura inquitetante, per non parlare poi del figliolone: stessa nuvola in testa aggravata dalla ereditarietà del ruolo in 5 Stelle, preassegnato dalla nascita.
Per arrivare, sempre suggeritomi dalla pancia, a quel Di Maio perennemente appena uscito da un bagno di acqua santa pura di Battistero, che adesso si toglie i paramenti da Vice Presidente della Camera per denudarsi e raccontarsi in tutto il suo privato su pagine patinate, tipo quelle con cui si incarta la mortadella dal droghiere. “Sa, io sono credente, ma non superpraticante, ma la presenza di Dio la sento molto”: colpisce fino a stordire la puzza d’incenso che che lo accompagna dalla nascita e fa tanto Presidente del Consiglio dei Ministri.
“Serviva uno che mediasse. Erano anni in cui c’erano le occupazioni. Io convinsi tutti che, se ci si batteva per una scuola migliore, dovevamo protestare fuori dall’orario scolastico. Da quando sono stato eletto non ci sono state più occupazioni nel mio istituto”.
E mentre Di Maio si scalda nel racconto, rimaniamo in attesa della prossima intervista, stavolta con taglio nazional-popolare estremo, su “Chi” del ciarliero gazzettiere di Corte Signorini.
Ahiahiahiahi!

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